Il Vice Presidente della CEDS Giuseppe Carbone incontra il console russo Vladimir Korotkov a Palazzo Zanca

30 gennaio 2012

 

Il Centro per la Gloria nazionale di Russia e la Fondazione Sant’Andrea di Mosca potrebbero farsi carico di realizzare il monumento a Messina per testimoniare il legame con la città, risalente ai soccorsi che la popolazione messinese ricevette dalla Divisione navale orientale della Flotta russa, dopo le tragiche ore del terremoto del 28 dicembre 1908. La comunicazione ufficiale è stata data stamani dal Console generale della Russia a Palermo, ministro plenipotenziario Vladimir Korotkov, accolto a palazzo Zanca dall’assessore alle politiche di integrazione multietnica, Dario Caroniti. Con il diplomatico russo all’incontro al Comune hanno partecipato Michail Yakushenv, vice presidente del centro per la National Glory of Russia e della Fondazione Sant’Andrea, accompagnato da Elena Parvfenova e da Vladisalv Mechangin. Presente all’incontro anche Giuseppe Carbone, Vice Presidente della Comunità ellenica dello Stretto, per sottolineare il valore dell’iniziativa anche per rinsaldare gli aspetti religiosi delle due comunità, ricordando che i primi soccorritori, i marinai russi, erano ortodossi.

Il Vice Presidente CEDS G. Carbone con le autorità municipali ed il Console russo V. Korotkov

 L’assessore Caroniti, a nome dell’Amministrazione del sindaco Buzzanca, ha confermato la disponibilità ad aderire all’iniziativa di realizzare il monumento in un sito del territorio comunale che sarà individuato, sulla base delle dimensioni dell’opera (circa tre metri di base per quattro di altezza) ed in sinergia con l’Amministrazione provinciale di Messina. I rappresentanti russi hanno confermato che l’iniziativa è assunta direttamente dalle due Fondazioni di cui è presidente il ministro della Protezione civile e delle Situazioni d’emergenza del Governo di Mosca. Nelle prossime settimane le due fondazioni formalizzeranno la proposta al sindaco Buzzanca e si definirà il percorso per realizzare – questo l’auspicio della delegazione russa – il monumento prima dell’estate 2012. Dopo il consueto protocollare scambio di omaggi, il diplomatico russo e la delegazione di Mosca, al termine della visita, si sono soffermati ad ammirare i dipinti di Risonok Tronk, autore dei quadri donati dal Museo Navale di S. Pietroburgo al Comune di Messina ed esposti nell’antisala del salone delle Bandiere di Palazzo Zanca, riproducenti episodi degli aiuti degli marinai russi alla popolazione messinese. All’indomani del sisma del 1908, tre unità della squadra navale russa, l’incrociatore “Makaroff”, e le corazzate “Slava” e “Tzésarévitch”, e successivamente anche l’incrociatore “Bogatyr”, in soccorso dal porto di Augusta, insieme alle cannoniere Giljak e Koreec da Palermo, offrirono l’aiuto dei loro equipaggi alla popolazione terremotata, già dall’alba del 29 dicembre 1908. A queste navi battenti la bandiera imperiale si unì anche il vascello di linea della flotta del Baltico “Gloria”, che trasportò feriti e superstiti da Messina a Napoli. (fonte: www.cittadimessina.it – com. n. 139)

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Invito alla Vasilopita della Comunità Ellenica dello Stretto 2012

19 gennaio 2012

VASILOPITA CEDS 2012

domenica 5 febbraio 2012, ore 18,30 – Messina, Sala Cinema Apollo, secondo piano (ingresso laterale)

La vasilopita (in greco: Βασιλόπιτα, letterariamente torta del re) è una torta di Capodanno tipica della Grecia e di molte altre zone, dai Paesi dell’Europa Orientale e dell’area dei Balcani. Nel dolce viene nascosta una moneta o un ciondolo, per augurare buona fortuna al ricevente. Viene fatta con diversi tipi di pasta, secondo la tradizione familiare e regionale, incluso lo tsoureki (pandolce). [fonte Wikipedia]

 

Ricetta

Ingredienti: 850 gr. di farina, 100 gr. lievito di birra, 6 uova, 180 gr. di burro, 180 gr. zucchero, 1 cucchiaio di sale, 100 gr. di canditi, 100 gr. uvetta e la scorza di un’arancia.

Preparazione: Mescolare i 100 gr. farina con il lievito, previamente sciolto in acqua tiepida; fare così un impasto e lasciare in luogo caldo per 3 ore. Impastare la farina rimanente con uova intere, il burro sciolto, lo zucchero, sale e lievito. Proseguire abbastanza a lungo per ottenere un impasto denso; Aggiungere canditi tritati, uvetta e scorza d’arancia; Lasciare lievitare la pasta fino a quando raddoppia di volume, dopo versare nella scodella tracciando una croce sulla superficie. Cuocere la torta in forno a 180 gradi per un’ora. Dopo la cottura, dovrebbero passare almeno 24 ore prima di servire.

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Βασιλόπιτα ονομάζεται η πίτα που παρασκευάζεται σε ορισμένες χώρες από τους χριστιανούς παραμονές της Πρωτοχρονιάς και κόβεται (μοιράζεται) λίγο αφότου αλλάξει ο χρόνος.

Ενδεικτική συνταγή

Υλικά: 850 γρ. αλεύρι, 100 γρ. μαγιά μπίρας, 6 αυγά, 180 γρ. βούτυρο, 180 γρ. ζάχαρη, 1 κοφτή κουταλιά αλάτι, 100 γρ. κάντιτα, 100 γρ. σταφίδα και ξύσμα ενός πορτοκαλιού.

Εκτέλεση: Ανακατεύουμε τα 100 γρ. αλεύρι με την μαγιά, διαλυμένη προηγουμένως σε χλιαρό νερό κάνουμε έτσι ένα προζύμι και το αφήνουμε σε χλιαρό μέρος για 3 ώρες. Ζυμώνουμε το υπόλοιπο αλεύρι με τα αυγά ολόκληρα, το βούτυρο διαλυμένο, τη ζάχαρη, το αλάτι και το ανεβασμένο προζύμι. Εξακολουθούμε το δούλεμα για αρκετή ώρα μέχρι να πετύχουμε μια πυκνή ζύμη. Προσθέτουμε το κίτρο κάντιτα ψιλοκομμένα, την σταφίδα και το ξύσμα πορτοκαλιού. Αφήνουμε να φουσκώσει η ζύμη μέχρι να διπλασιαστεί σε όγκο και μετά την πλάθουμε σε θολωτό σχήμα χαράζοντας ένα σταυρό στην επιφάνεια. Ψήνουμε την πίτα σε φούρνο 180 βαθμούς για μια ώρα περίπου. Μετά το ψήσιμο θα πρέπει να περάσουν τουλάχιστον 24 ώρες πριν την σερβίρουμε.

[fonte Wikipedia]


L’identità ellenica di Messina misteriosamente “sparita” dopo il terremoto

14 gennaio 2012

La questione del recupero delle radici greche della città peloritana approda anche su Centonove.

Artcolo Centonove n. 1/2012 (pdf)


La Taverna greca di Bagnara Calabra

14 gennaio 2012

Da Villa San Giovanni, passando per la vecchia statale a Bagnara Calabra si arriva in poco più di 10 minuti, entrando in paese proprio a pochi isolati da dove, proprio di fronte ad una scuola, da sempre si trova il locale di Fulvio Dato, la Taverna Kerkira.

articolo Centonove Taverna Kerkira (pdf)

Kerkira è il nome in greco di Corfù l’isola di origine della mamma di Fulvio e anche la cucina spesso parla in greco, attraverso piatti di chiara origine ellenica come lo Zaziki una crema deliziosa di yogurt greco, cetriolo ed aglio o la Mussaka una sorta di parmigiana con carne o lo Yaprakia delle foglie di verza con carne trita, riso e limone.

Ma la cucina offre molto altro. Tra i primi le farfalle con triglie, pomodorini, melanzane e basilico oppure gli ottimi gnocchetti di ricotta al ragù di spatola o le saporite caserecce con baccalà, pecorino e sedano. continuando sempre rimanendo in tema di pesce ecco i croccanti nidi di gamberi avvolti in pasta kataifi e fritti oppure i filetti di spigola farciti di pomodori secchi, capperi e salsa di olive kalamata. Carta dei vini con poche etichette ma tutte di buon livello e prezzi onesti. Servizio cortese e attento. (fonte Centonove n. 1 del 13.01.2012)

Taverna Kerkira, Corso Vittorio Emanuele 217 – Bagnara Calabra (RC), Tel. 0966372260

Facebook

http://it-it.facebook.com/pages/Taverna-Kerkyra/67656686718


Verso le Icone di S. Nicola: la storia si chiarisce ed esige chiarimenti (di Daniele Macris)

9 gennaio 2012

Il notevole lavoro di ricerca sulla grecità del secondo millennio d. C. a Messina sta dando frutti copiosi, interessanti, inaspettati solo se si pensa alla superficialità o all’indifferenza con cui questo tema è stato trattato, almeno nell’ultimo secolo, in una città pur sempre greca: c’è stato un inspiegabile desiderio di oblio che, però, colpisce al cuore l’identità profonda della città e la priva del suo orientamento primigenio.

La chiesa di S, Nicola dei Greci, sulla via Garibaldi, viene distrutta dal terremoto del 1908 e abbattuta pochi giorni dopo il sisma, anche con l’intervento di marinai greci inviati per i soccorsi. Le icone della chiesa sono portate ad Atene e nel 1916 vengono comprese nella collezione del Museo bizantino. A Messina sopravvivono circa tre o quattro famiglie greche: Pallios, Kondaksis, Stathopoulos.

La ricostruzione della città non conserva alcuna memoria della comunità più significativa ed antica, certo non straniera nel senso comune del termine. Non un cenno alla chiesa, né una targa né un’epigrafe: nulla. Eppure i Greci a Messina avevano avuto un ruolo sempre attivo nella vita cittadina, come testimoniato ad abundantiam dagli studi di prossima pubblicazione nel catalogo delle icone.

Recentemente (2008) coscienziosi studiosi locali, in ambiti di respiro più generale, hanno pubblicato notizie e documenti importanti: G. Pracanica, nella “Breve storia di Messina. La città e la chiesa” fornisce interessanti spunti di approfondimento.

A p. 444 lo studioso ci informa brevemente sulla sorte della chiesa greco-cattolica di S. Nicola dei Greci in S. Maria del Graffeo, la vecchia Cattolica, sita in via I Settembre, nei pressi di piazza Duomo. Il papàs Cirillo Alessi morì e “il titolo fu pertanto dato ad una chiesa-baracca che venne realizzata al Dazio, ed affidata ai Domenicani, che erano ritornati in città, dopo l’espulsione subita all’epoca delle leggi eversive, a condizione che se dovessero tornare i Greci, la chiesa fosse restituita ad essi con un sacerdote di rito greco. Col tempo tale condizione è stata abolita”.

La condizione è stata abolita per timore che tornassero i Greci o per non farli proprio tornare? Certo non è stato un atto né nobile né lungimirante, come le vicende dimostrano. Inoltre, a proposito di S. Domenico al Dazio, sembra che per lunghi anni sia stata corrisposta una congrua di minore importo per il prete greco-cattolico che avrebbe dovuto celebrare, ma che esisteva solo sulla carta.

Gazzetta del Sud 30.12.2011 – Verso le icone di S. Nicola

La storia esige chiarimenti

La questione sulla stampa locale

Ulteriori notizie troviamo alle pagine 527-531 dell’opera di Pracanica, che dimostra, con puntuale riferimento a documenti, la volontà di mons. Paino di non “rimettere in vita l’Archimandritato, cioè la chiesa di rito greco a Messina, a prescindere dal fatto oggettivo che non ne esistevano le condizioni, poiché mancavano nella diocesi, assolutamente, sia il clero che i credenti di tale rito …. (Paino) attese oltre trent’anni, fino al 1963, per ricostruire il capitolo archimandritale. Solo, infatti, in tale anno nominò rettore e canonico della Cattedrale Archimandritale del SS. Salvatore, il salesiano don Francesco Ferlisi, nonché altri 11 canonici e 6 mansionari, come ricorda don Santo Russo nel bel libro che ha dedicato al SS. Salvatore. Naturalmente nessuno dei prescelti seguiva il rito greco! La motivazione effettiva fu dettata dalla necessità di poter fare assegnare, ad un buon numero di sacerdoti, la congrua da parte dello Stato, secondo quanto mi ha confidato uno degli interessati”.

E, nelle stesse pagine, viene ricordato che l’attuale istituto “Don Bosco” fu ricostruito come seminario del clero greco, mentre il convento di S. Anna come sede dell’Archimandritato e la chiesa annessa come cappella dell’Archimandrita. Viene riportato a p. 530 anche il prospetto del convento con tanto di scritta “Archimandritato” sul frontone della chiesa.

Dunque, i greco-cattolici, mal tollerati da vivi, erano molto utili, preziosissimi, direi, da morti. La città, a nome dei greco-cattolici, ha ricevuto edifici di assoluto pregio(Don Bosco, SS. Salvatore, S. Anna, S. Domenico), i preti latini hanno goduto della congrua come preti di rito greco, e la memoria è stata offesa, sepolta, ma non per sempre.

Ci permettiamo di notare che, pur se fossero sopravvissute 2 o 3 famiglie di rito greco, il rispetto per la storia della città avrebbe imposto un comportamento diverso. Oggi il prete greco-cattolico viene ospitato in un altare laterale di una chiesa latina, che di greco non ha nulla se non un’icona di fattura popolare. Il prete greco-ortodosso è ospite della sala della Chiesa Valdese e il prete rumeno-ortodosso è ospite della chiesa di Paradiso. Un prete della chiesa ucraina si è vista negata l’ospitalità dalla chiesa cattolica. Non è una situazione degna della storia e della cultura cittadine.

Proprio nell’Avvento del 2011 la protesta, silenziosa, ma ferma, del prete greco-cattolico, Antonio Cucinotta, ha assunto forme estreme: il sacerdote ha rinunciato a dire la liturgia, in attesa di una soluzione decorosa. È speciosa, quindi, l’obiezione dell’esiguità dei fedeli: un cristiano orientale, già in condizioni di subalternità sociale, non si sente attirato da una liturgia in un tempio latino e non vi si reca con piacere. Papàs Cucinotta ha comunicato per iscritto tale sua decisione e la Curia ancora tace, come sempre, negli ultimi anni, in cui il dialogo ecumenico e il rispetto per il rito orientale hanno toccato il fondo.

Rispetto della storia e della ricchezza delle tradizioni non è solo collocare l’icona della Madonna sull’altare maggiore del Duomo o i mosaici neobizantini nell’abside del Duomo, per dare così una venatura “orientale”, esotica, uno sbiadito riferimento, assolutamente straniante in un contesto allotrio, ad una tradizione che, invece, ha caratterizzato e può ancora caratterizzare la nostra realtà.

Rispetto è, invece, riconoscere la pienezza e la vitalità dell’apporto orientale: “l’Oriente cristiano ha un ruolo unico e privilegiato, in quanto contesto originario della chiesa nascente; le chiese d’Oriente sono interpreti viventi del tesoro tradizionale da esse custodito”… “perciò caldamente si raccomanda che i cattolici con maggior frequenza accedano a queste ricchezze dei padri Orientali” (Giovanni Paolo II, Orientale Lumen, 1995).

S. Nicolò dei Greci ortodossi non fu ricostruita, invece, perché le icone erano state portate ad Atene, si presume col permesso del luogotenente Mazza, e perché i Greci sopravvissuti erano molto pochi. Si comprendono le urgenze della ricostruzione, ma oggi è il momento di voltare pagina e di pensare a soluzioni dignitose per la città, al livello della sua storia e della sua cultura.

Forse dimentichiamo che erano ortodossi i primi soccorritori, i marinai russi? Oltre ad un’epigrafe e ad un tratto di strada semicentrale,  cosa onora la loro memoria? E la piccola, ma gloriosa comunità che si riconosceva nella chiesa di S. Nicolò dei Greci, garantita dalla legge 3942 del 19/3/1877, fucina di ingegni e di martiri per la libertà d’Italia, non è ricordata neppure da un’epigrafe!

Ma ben presto la solidarietà dei Greci si farà sentire: un gruppo di Salonicco, in visita a Messina il 28/10, ha già manifestato la volontà di impegnarsi per la ricostruzione della chiesa e nel primo semestre del 2012 verrà sistemato un tempietto votivo laddove sorgeva la chiesa di S. Nicola dei Greci, con l’icona del santo, dono di un benefattore greco, farmacista di Salonicco, ex studente presso l’Università di Messina negli anni Settanta.

La constatazione dell’arcivescovo ed archimandrita emerito, mons. Cannavò, che “la lunga presenza dell’Archimandritato di rito greco-bizantino, il traffico commerciale con l’Oriente, la tradizionale significativa frequenza di studenti greci nell’Università hanno creato, nel tempo, alcuni positivi rapporti ecumenici con le Chiese Ortodosse” (2008), deve tornare ad essere attuale, se è vero che i rapporti ecumenici tra l’arcidiocesi di Messina e quella ortodossa d’Italia, con sede a Venezia, da anni sembrano congelati. Eppure il vicariato di Roma nel 2000 ha donato all’arcidiocesi ortodossa d’Italia la chiesa di S. Teodoro al Palatino: vi sono due linee di approccio al medesimo problema?

In vista della mostra delle icone messinesi, ormai imminente, e che vedrà necessariamente e doverosamente coinvolta anche la gerarchia cattolica locale,  non è eccessivo sollecitare un moto collettivo di riconoscenza e di gratitudine che individui spazi e forme per risarcire, è il termine appropriato, tutta la città del patrimonio spirituale e culturale che le è stato, per colpevole incuria e negligenza, interamente sottratto.  La Comunità Ellenica dello Stretto sarà parte attiva di questo impegno per il risveglio morale e culturale della cittadinanza su questi temi importanti per l’identità cittadina.


2011 in review

1 gennaio 2012

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2011 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

A San Francisco cable car holds 60 people. This blog was viewed about 2.200 times in 2011. If it were a cable car, it would take about 37 trips to carry that many people.

Click here to see the complete report.